Cenni storici di Santa Elisabetta di Ungheria
Cacciata dal castello (segue)
Le sue preghiere ebbero subito risposta, poiché improvvisamente fu richiamata a Turingia per la sepoltura dei resti di suo marito. La nera bara, coperta da una croce, fu aperta e lei fissò le ossa imbiancate del suo caro Ludwig. Quando recuperò la forza di parlare, pregò ad alta voce:
"Signore, Ti ringrazio per avermi confortato con la vista da lungo desiderata delle ossa di mio marito. Sai che sebbene lo abbia amato così profondamente, non mi rammarico per il sacrificio che il mio caro ha offerto a Te, e che anche io ho offerto a te.
Darei il mondo intero per riaverlo, implorerei volentieri il mio pane con lui, ma Ti prendo come testimone del fatto che contro la Tua volontà non lo richiamerò in vita anche se potessi farlo al prezzo di un solo capello. Ora rimetto lui e me nella Tua misericordia. Possa la Tua volontà essere portata a termine in noi."
Elisabetta, che era ancora regina, chiamò in causa i vassalli ed i cavalieri fedeli che avevano riportato a casa il corpo del marito. Li ringraziò per la loro fedeltà e li informò su quanto era accaduto dopo la morte del loro signore.
Loro si impegnarono a difendere i suoi diritti e quelli dei suoi bambini, ed obbligarono Enrico a restituire ad Elisabetta la posizione che le spettava di diritto. Elisabetta però rifiutò di vivere di nuovo a Wartburg, e si ritirò nel castello di famiglia a Marbourg-Hess, con un reddito appropriato e ciò che rimaneva della sua dote, che era ormai trascurabile.
« continua »